martedì 13 maggio 2014

Simone: ricordi di viaggio.

Ricordare ora il viaggio in bici da Ventimiglia a Lisbona e' impresa tutt'altro che semplice, anche se molto piacevole. Sarebbe stato complicato scrivere qualcosa il giorno dopo essere tornati, figuriamoci oggi. Senza voler passare per degli eroi, in fondo non esiste sostantivo più lontano da questo per rappresentarci, percorrere 2400km in bicicletta in venti giorni comporta uno sforzo fisico e mentale che annebbia sensibilmente ricordi e sensazioni. In più, può sembrare impossibile ma non è così, un viaggio affrontato ad una velocità media di 20km orari (scarsi...) molte volte risulta fin troppo veloce agli occhi e la sera ti ritrovi in testa una miriade di colori, di immagini assimilate troppo in fretta che anche a mente lucida sarebbero difficili da riordinare, figurarsi dopo una giornata intera passata in sella! Comunque ci proverò, brevemente, mi auguro.

Appuntamento il giorno 11 maggio a Ventimiglia, da lì il mattino successivo abbiamo attraversato il confine ed iniziato a percorrere il lungomare francese. Da sottolineare il fatto che non abbiamo sbagliato direzione, nel senso che non ci siamo diretti verso Genova, questo grazie al prezioso lavoro di Marco che prima di partire aveva stilato un'accurata tabella di marcia. Il programma era attraversare la Francia fino a S.Jean Pied de Port, percorrere il Cammino di Santiago fino a Santiago de Compostela per poi raggiungere Lisbona. 
Il primo giorno avevamo deciso di non privarci della compagnia del mare della costa azzurra fino a S.Raphael, passando Nizza, la meravigliosa Antibes e Cannes. L'indomani ci siamo lasciati il mare alle spalle per dirigerci in Provenza, dove tra le altre cose abbiamo avuto la possibilità di visitare Arles, un vero gioiello. Costeggiando il fiabesco Canal du Midi ci siamo avvicinati ai Pirenei e dopo otto giorni la prima parte del viaggio si è conclusa a S.Jean. A raccontarlo così sembra un sogno se non fosse che almeno quattro di questi giorni li abbiamo passati sotto la pioggia, grandine compresa (e che grandine!). In un'altra occasione il vento contrario quella stessa pioggia c'è l'ha fatta rimpiangere, con temperature tutt'altro che tropicali. Nonostante questi ed altri contrattempi S.Jean era conquistata, con meritata soddisfazione da parte della squadra!
Il 20 maggio iniziamo il Cammino di Santiago e già la partenza non è delle più incoraggianti perché ci troviamo di fronte una "salita del diavolo" di fantozziana memoria e successivamente una lunga discesa dove per fortuna non c'era traccia della trattoria "Il Curvone". Battute a parte, negli otto giorni impiegati per raggiungere Santiago siamo stati catturati da un contesto magico e coinvolgente. Una processione lenta e continua lunga 800km, formata da persone di tutte le età che in comune avevano principalmente una cosa: la gioia autentica di percorrere il Cammino. Impossibile anche per i più scettici non percepire e non assorbire questa energia positiva rilasciata da ogni pellegrino, perfino e forse soprattutto ai più stanchi leggevi la soddisfazione sincera negli occhi. Dal punto di vista fisico e' stato il periodo più impegnativo perché oltre alle immancabili perturbazioni, quasi ogni giorno c'erano salite impegnative da affrontare. Devo anche ammettere che riposare negli ostelli non sempre è stato facile, almeno per me, ma ormai è acqua passata. 
Riguardo questa parte del viaggio sono stato sorpreso da una circostanza che a posteriori non può che essere ovvia, ma in quel momento mi ha colto di sprovvista: il fatto di trovarsi lungo il percorso con le stesse persone per più giorni. Ci siamo imbattuti fin dall'inizio con un gruppo di scanzonati triestini ritrovati poi il giorno dopo il nostro arrivo alla messa del pellegrino. Indimenticabile anche l'incontro con Jan, audace 67enne olandese che in compagnia della sua bici elettrica ha raggiunto Santiago da casa sua. Burbero all'apparenza, si esprimeva più o meno a monosillabi, si è dimostrato nel corso dei giorni un vero gentiluomo che non poteva ispirare che profonda tenerezza, oltre che ammirazione, con i suoi inseparabili ed improbabili mocassini. Arrivati alla Cruz de Hierro poi, ci ha impartito una sonora lezione estraendo dalla sua borsa un sasso pregandoci di immortalarlo mentre lo depositava ai piedi della croce. Stupiti della cosa abbiamo effettuato una rapida ricerca scoprendo che ogni buon pellegrino deve portare un sasso con se da depositare alla Cruz per espiare gli errori passati. Risultato: Jan 2 - Ciclomacchinisti 0.
In quei giorni poi sono sopraggiunti seri problemi di salute per Marco, alla prese con una forte bronchite curata con degli antibiotici. Ancora complimenti a Marco per la straordinaria forza di volontà perchè non ha perso una pedalata nonostante fosse fiaccato dall'influenza e dai medicinali.
È stato a Santiago che abbiamo vissuto il momento più toccante del viaggio assistendo alla messa di mezzogiorno nella cattedrale e dedicata ai pellegrini. Al termine della celebrazione e con la cattedrale gremita di pellegrini, come da tradizione si è svolto il lancio del Butafumeiro, l'incensiere più grande del mondo, per purificare lo spirito dei fedeli. Sono convinto che in quel momento ogni persona presente, credente o meno, in qualche modo abbia fatto i conti con il proprio passat e con la propria vita.
Terminata la cerimonia abbiamo ripreso la marcia in direzione Lisbona con una discreta dose di malinconia nel cuore per le emozioni appena provate e perché il viaggio stava velocemente volgendo alla fine. Tre giorni dopo, durante i quali non ci siamo fatti mancare un casuale incontro con l'improbabile quanto simpatico sosia di Francesco Totti (un imprenditore piemontese trasferitosi per lavoro ), eravamo seduti ad un tavolo in Praca da Figueira a Lisbona a sorseggiare un'ottima birra, appena smontati di sella. Un pezzo del nostro cuore e' rimasto in questa città, che ci ha accolto come una mamma premurosa e ci ha fatto sentire a casa, oltre a farci respirare un'atmosfera unica, un insieme di allegria e dolce malinconia che difficilmente dimenticheremo

Quest'anno, per non perdere allenamento (anche dal punto di vista enogastronomico), abbiamo deciso di visitare l'Irlanda. L'avventura partirà da Dublino il 26 maggio per concludersi sempre nella capitale irlandese il 6 o il 7 giugno. L'obiettivo sarà quello di circoscrivere una buona parte del perimetro dell'isola in dodici-tredici tappe passando per i luoghi storicamente più interessanti, come le principali città o alcuni dei tanti castelli disseminati nel territorio irlandese, ma anche per luoghi affascinanti come le spettacolari scogliere affacciate sull'Atlantico. In aggiunta e se le condizioni lo permetteranno, il tentativo di emulare, con le dovute proporzioni, la terza tappa del giro d'Italia 2014 da Armagh a Dublino.
L'idea di andare in Irlanda è stata accolta da tutti con molto entusiasmo, grazie al fascino e alle tradizioni che quella terra racchiude, fatta di musica, magia, folklore e paesaggi incantevoli. Inoltre, in qualche modo vorremmo non solo far sognare un po' della nostra avventura a chi avrà il piacere di seguirci giorno per giorno, ma anche avvicinarvi il mondo della bicicletta, vissuto non come una corsa contro il tempo ma come un mezzo con cui trovare una diversa misura di se stessi e una nuova prospettiva nel vivere e vedere ciò che abbiamo intorno a noi.
Per l'occasione rientrerà anche Gianpaolo, ciclomacchinista della prima ora, e si aggiungerà l'amico Pino, “lo stagista", che suo malgrado dovrà rassegnarsi a subire le angherie del resto del gruppo.

Se non avete niente di meglio da fare potete seguire le nostre brancaleoniche avventure direttamente sul nostro blog o sulla pagina facebook  "I Ciclomacchinisti-Irish Tour 2014".
Con questo vi salutiamo, aggiungendo che tutti noi non si vede l'ora di partire!

Simone

Nessun commento: